Bollettino Storico per la Provincia di Novara - CXIV (2023) I/II
«Le Fazioni Novaresi» cento anni dopo.
Nel dicembre 1922, un trentacinquenne Adalgiso De Regibus, allora insegnante presso l'Istituto sant'Eusebio di Vercelli, scrive ad Alessandro Viglio:
Egregio Collega, ho già condotto a buon punto la revisione di un mio vecchio lavoro sulle Fazioni Novaresi.
Il Segretario della So[cietà] Stor[ica] Subalpina mi suggerisce di farne un volume della B[iblioteca] S[ocietà] S[torica] S[ubalpina] sotto il patronato della Banca Popolare o di qualche altro ente novarese. Che ne dice?
Se il Bollettino della Soc[ietà] Sto[rica] Novarese invece me lo pubblicasse entro l'anno 1923, in tre puntate (di almeno 32 pag. l'una) corrispondendo un contributo per 50 estratti forse si avrebbe un'altra soluzione buona. Che Le pare?.
Il fondo archivistico Viglio non conserva purtroppo le risposte alle oltre mille missive a lui indirizzate nei trenta anni della sua direzione del Bollettino Storico, ma la pubblicazione dello studio nei fascicoli II e IV della annata XVII [1923] è evidentemente conferma della accettazione della proposta.
La validità dello studio è confermata, un secolo dopo, dalle parole del professor Giancarlo Andenna:
... si tratta di un lavoro di tipo positivistico ed erudito; ... ma ritengo ... sia il lavoro più preciso e ben legato alle fonti storiche, che sia stato scritto sul problema delle lotte politiche novaresi nella seconda metà del Duecento. Quindi per me potrebbe valere una nuova edizione, ... si tratta di una ricerca importante, anche se superata dalla Storia di Novara del Cognasso. È tuttavia utilissima per chi vuole ritrovare tutte le fonti dei fatti narrati da Cognasso, perché quest'ultimo non mette rimandi a fonti con precisione, ma si limita a citare i due articoli del De Regibus, rimandando il lettore ai medesimi.
Maria Grazia Porzio nel ricordo degli amici di Scrinium.

La seconda parte del volume è destinata, a quasi dieci anni dalla scomparsa, al ricordo di Maria Grazia Porzio, «un architetto prestato alla storia del territorio». Non possiamo che condividere le parole di Eleonora Groppetti, che così scriveva sul Corriere di Novara l'indomani della sua improvvisa scomparsa:
Non diceva mai di no. Aiutava chi aveva bisogno. ... Ha cofondato l’associazione Amici del Ticino di cui è stata presidente. Ha collaborato con l’Archivio di Stato, anche tra le fila di Scrinium di cui era vice presidente ...
E proprio gli amici e colleghi di Scrinium sono stati i promotori e autori degli articoli dedicati al suo ricordo, umano e professionale.
Maria Grazia Porzio, Architetto
di Silvia Angiolini

Grazia sapeva circondarsi dei collaboratori più idonei e con la sua professionalità e la sua empatia li coinvolgeva; sapeva creare una squadra coesa e fattiva durante le fasi dei lavori per monitorare il progresso dei lavori, per assicurarsi che le tecniche di restauro fossero eseguite correttamente e interveniva con sollecitudine per risolvere eventuali problemi.
La famiglia Fiorentini tra il lago d’Orta e Novara
di Valerio Cirio

La famiglia Fiorentini fu una fra le più ragguardevoli di Alzo, frazione del comune di Pella, sul lago d’Orta. Nel corso del tempo, ebbe varie ramificazioni anche nella vicina località di San Maurizio d’Opaglio. Questa famiglia annoverava possidenti, sacerdoti, imprenditori, amministratori pubblici e benefattori; le prime notizie risalgono al XVI secolo con Domenico nato nel 1555.
“Non per elettione ma per raggione di sangue”
Vertenze sul decurionato novarese all’inizio del Seicento
di Sergio Monferrini
Negli anni di amicizia con Maria Grazia Porzio abbiamo condiviso l’amore profondo per la storia e la passione per la ricerca, che in lei si sommavano alla competenza tecnica di architetto. Ricordo sempre con grande piacere e anche con nostalgia le lunghe chiacchierate, le discussioni e il confronto costante su questo o quell’argomento di storia novarese, su un edificio o un monumento della città o del suo territorio, animati dal desiderio di comprenderne appieno motivi, scelte, significati, evoluzione e divenire nel tempo.
Mai ha fatto mancare la sua disponibilità, le sue conoscenze, i suoi suggerimenti quando si trattava di aiutare nella ricerca delle fonti archivistiche novaresi, che conosceva profondamente.
A lei dedico queste pagine sulla storia del decurionato, l’istituzione che ha retto per secoli la città di Novara, le cui famiglie hanno contribuito significativamente a plasmare non solo la vita sociale ed economica, ma anche il volto stesso del nostro territorio, sia quello urbano e sia quello rurale, quello a cui lei ha dedicato tutte le sue conoscenze e sapere, per conservare, restaurare, far conoscere, valorizzare e promuovere.
Negli antichi Statuti di Novara, risalenti al 1277, la gestione della città era affidata, accanto all’assemblea dei capi famiglia, ad altri due organismi, il «Consilium maius» o «Consiglio generale», formato da 251 membri, equamente divisi fra i tre ordini della popolazione, di cui 200 eletti per sorteggio e 51 nominati dal podestà, e il «Consilium privatum».
Successivamente, con la nomina del podestà da parte del signore, il «Consiglio generale» fu composto da 200 cittadini e 25 nobili o «cives» residenti nel «districtus», cioè extra civitate, mentre il Consiglio privato da 60 membri.
Vi erano poi i «consoli di giustizia», che si occupavano della giustizia civile, essendo demandata al podestà quella criminale e le cause d’appello.
Giuseppe Ravizza umanista
di Maria Carla Uglietti

Giuseppe Ravizza (Novara 1811-Livorno 1885) è ricordato soprattutto come inventore del cembalo scrivano, curioso prototipo della macchina da scrivere di cui un esemplare è conservato nelle raccolte dei Musei Civici di Novara a palazzo Faraggiana.
Dedicato a Maria Grazia: un ricordo
di Susanna Borlandelli e Emiliana Mongiat

Ed è proprio quanto indica la citazione ciò che ci legava a Maria Grazia Porzio, architetto e studiosa di storia del territorio novarese ma, soprattutto, carissima amica con cui abbiamo condiviso un lungo tratto del nostro percorso di vita e di studio. A partire dall’incontro avvenuto negli anni Ottanta dapprima tra i documenti dell’Archivio Storico Diocesano e, a pochi giorni di distanza, tra le carte dell’Archivio di Stato. Un incontro che ha portato ad un rapporto di collaborazione continuo, condotto per anni senza incertezze e senza sbavature perché basato sull’amicizia: sincera, generosa, fatta di stima e di condivisione.