Bollettino Storico per la Provincia di Novara

L'architettura romanica nel novarese

POMBIA - San Vincenzo        »»»

I. - La chiesa in origine era composta da tre navate coperte da volte a crociera con tre campate ogni nave: a levante vi erano tre absidi semi-circolari (1) (fig.167).

Fig. 167. - Pombia - S.Vincenzo - Pianta

A ponente, poco dopo la costruzione della basilica, fu eretto un nartece a due piani: al piano inferiore vi era un vano rettangolare coperto da una volta a crociera, al piano superiore un vano simile con un’absidiola verso giorno sorretta da un contrafforte (figg.167 e 169).

Fig. 168. - Pombia - S.Vincenzo - Interno

Attualmente i pilastri sono composti di un grosso nucleo rettangolare (circa m. 2 x 1) a cui sono applicate verso la nave una lesena e verso le navi minori tre lesene sovrapposte: la lesena verso la navata centrale è di stile barocco e resta il dubbio che in origine anche in questi punti vi fossero gruppi analoghi a quelli esistenti verso le navatelle: i semipilastri dei muri laterali hanno tre lesene sovrapposte, al solito.

Le volte sono crociere cupoliformi di sistema uniforme: quelle della nave risultano quindi di pianta quadrata e quelle delle navatelle rettangolari (fig.167).

Tutte queste volte hanno archi trasversi e costole sporgenti dai muri: le tre lesene sporgenti nei pilastri servono d’imposta rispettivamente agli archi trasversi, agli spigoli delle crociere ed alle costole sporgenti dai muri: l’esecuzione di esse è mediocre: l’intradosso presenta irregolarità di forma e gli archi hanno tracciamento relativamente irregolare: l’estradosso della nave regge direttamente il materiale di copertura (2).

I muri sono di grandissimo spessore e sono eseguiti di ciottoli, frammenti lapidei e pezzi di laterizio.

L’esecuzione dei paramenti è molto rozza, i mattoni sono tutti di spoglio provenienti da edifici romani: in certi punti vi sono corsi a spina pesce di ciottoli e di grossi frammenti di cotto; altrove vi sono corsi orizzontali di pezzi di laterizio ma in generale i materiali sono disposti irregolarmente senza preoccupazioni di apparecchio.

Fig. 169. - Pombia - S.Vincenzo - Lato a giorno

Il nartece è coperto al piano inferiore da una crociera cupoliforme con notevolissimo rialzo; negli angoli vi sono gruppi di tre spigoli che servono all’imposta degli archi traversi degli spigoli della crociera e delle costole sporgenti dal muro (3).

Al piano superiore vi è una struttura identica a quella del piano terreno ma vi è in più un absidiola semicircolare sporgente verso giorno.

La muratura è eseguita prevalentemente di ciottoli ed è di qualità un po’ migliore di quella della chiesa poiché vi è una certa orizzontalità nei corsi.

 

Fig. 170. - Pombia - S.Vincenzo - Facciata del nartece

II. - La decorazione è limitata a lesene ed archetti: il muro a notte della navatella ha archetti a coppie; i muri della nave e quelli della navatella a giorno li hanno invece in gruppi di tre: l’esecuzione di questi archetti è mediocre: quelli a coppie della navatella a notte sono poi veramente rozzi poiché uno è più alto e l’altro più basso con effetto infelice (fig.171).

Le finestre (riconoscibili nel muro a notte della navatella e specialmente nella facciata del nartece al piano superiore) erano del solito tipo a doppia strombatura.

Fig. 171 - Pombia - S.Vincenzo - Fianco a notte

Le cornici d’archetti del nartece non hanno lesene intermedie: il frontone della facciata (fig.170) ha tredici archetti e lateralmente si osservano verso giorno altre cornici d’archetti senza lesene.

L’absidiola ha due finestrelle con doppia strombatura, ora otturate verso l’interno.

Il campanile è sprovvisto di qualsiasi decorazione.

Nell’interno non vi sono ornamenti di sorta: le lesene continuano nelle membrature delle volte senza capitelli di sorta.

 

III. - Nell’ultima età Imperiale Romana Pombia era sede di Municipio (4) e nel suo territorio vennero ritrovati iscrizioni ed antichità classiche (5).

Colle invasioni Longobarda e Franca Pombia non perdette la sua supremazia regionale; noi la troviamo difatti a capo di Comitato in epoca remotissima (6): la località ed il Comitato Plumbiense si nominano in documenti antichissimi: pergamene del 754 (7), 841 (8), 867 (9), 885 (10), 911-915 (11) etc.

Il Comitato Plumbiense fu poi donato al Vescovo di Novara Pietro nel 1025 dall’Imperatore Corrado il Salico (12): è noto che Pietro era ardente fautore del partito imperiale mentre il conte di Pombia, Guiberto, era fratello di Arduino e quindi avverso ad Enrico tanto da insistere nella resistenza anche dopo la morte del fratello in Fruttuaria cosicché la donazione imperiale appare naturale e perfettamente intonata al momento politico.

La presa di possesso da parte del Vescovo novarese tardò qualche decennio: il 4 luglio 1034 i discendenti di Guiberto fecero un atto di permuta stando in «Stodegarda» cioè nel Comitato di Pombia (13), il che dimostra che la presa di possesso da parte del Vescovo non era ancora avvenuta.

Ogni contesa cessò coll’ascesa di Riprando di Pombia alla cattedra Novarese (1039-1055) ma fu una tregua che durò quanto la sua vita poiché la lotta riprese con il successore di lui, Oddone, che ricevette il 3 aprile 1060 la nuova conferma regia (14) e culminò sotto il Vescovo Alberto che fu ucciso dai Conti di «Biandrate» (cioè Pombia) (15).

Pare che in seguito all’assassinio di Alberto il possesso di Pombia sia stato definitivamente ceduto ai Vescovi Novaresi, forse per ricevere perdono, e che i Conti di Pombia si siano ritirati a Biandrate intitolandosi a quest’ultimo nel 1093 (16).

La chiesa di S.Vincenzo di Pombia appare insignita della dignità Plebana solo nel 1347: in tal anno fu eseguita la consegna dei benefici al Tribunale Vescovile da parte di chierici Novaresi ed è ricordato il Pievano di S.Vincenzo di Pombia Arnoldo (17).

Dai documenti del secolo XII parrebbe che a quei tempi la «Pieve» si trovasse a Varallo Pombia poiché, come si è già detto (18) è elencata nella Bolla del 1133 fra l’altro, «Plebem Varadi» (19) ed il Pievano Nebulone «archipresbiter in plebe Varadi» è citato nei testimoniali del 1157 (20).

Invece la struttura dei due edifici romanici farebbe pensare che piuttosto Pombia fosse «Pieve»: questa chiesa è a tre navi con nartece mentre quella di Varallo è ad una sola nave per quanto abbastanza ampia (m. 0,50 di larghezza).

La chiesa di Pombia inoltre possedeva, attiguo, un antico battistero, chiara prova di funzione plebana.

Di tale battistero, in rovina già fin dal sec. XVIII, si ha notizia degli atti di visita Pastorali nel Vescovado di Novara (21).

Si può osservare tuttavia che la chiesa di Pombia appare, per struttura, più antica di quella di Varallo: e che ambedue sono dedicate a S.Vincenzo, e viene spontanea, così, l’ipotesi che la dignità di Pieve, dapprima propria di S.Vincenzo di Pombia, sia stata trasferita alla chiesa omonima di Varallo.

Questa congettura è corroborata dalla presa di possesso da parte dei vescovi Novaresi del territorio di Pombia intorno al 1090: forse la chiesa di S.Vincenzo di Pombia non era troppo ben vista dai vescovi Novaresi per qualche circostanza connessa alle lotte coi signori del luogo (22) e quindi la sede Plebana fu trasferita alla chiesa di Varallo costruita appunto in quel tempo: cessate col tempo le cause che avevano determinato il provvedimento, la sede fu rimessa nell’antica Basilica di S.Vincenzo di Pombia.

L’edificio fu ridotto allo stile barocco dal 1754 al 1756: furono demolite le absidi e le ultime due campate delle navatelle e costruito un presbiterio barocco: l’interno decorato con lesene e cornici: aperte finestre semicircolari nella navata maggiore, deturpato il monumento con intonaci ed eseguite varie piccole modificazioni (23) (fig.168).

In seguito furono addossate fabbriche al nartece e sopraelevata la prima campata della navatella a giorno cosicché il monumento ha perso largamente il suo carattere medioevale quantunque l’antica struttura, fuorché nel presbiterio, si conservi ancora quasi intatta.

(1) Esiste ancora parte della absidiola a notte, riconoscibile chiaramente all’esterno della chiesa, al termine della navatella.

(2) La volta di mezzo ad un primo esame pare di costruzione barocca: esaminata e considerata più minutamente si dimostra invece contemporanea ai muri della chiesa: gli archi trasversi sono di notevole spessore e di forma lunata, le costole sporgenti dai muri hanno anch’esse spessore notevole e forma irregolare e l’intradosso mostra caratteristiche imperfezioni: una prova decisiva si ha poi dal fatto che la volta è portante, secondo l’abitudine dei costruttori medioevali: nel rinascimento e nel periodo barocco le volte avevano armatura indipendente e fra la volta ed il tetto vi era un sotto tetto.

(3) Interesse particolare dal punto di vista statico e costruttivo ha la copertura del nartece: siccome la volta aveva monta molto forte la formazione di due sole falde in muratura avrebbe dato luogo ad un rinfianco eccessivamente voluminoso e pesante: le falde furono così suddivise in quattro colla formazione di due tratti verticali: l’edificio figura così, visto di fianco, come se fosse una Basilica a tre navate nella quale la nave sporgesse di poco sui tetti delle navatelle(fig.169).

(4) BSSS: XXXII, III, pag.303 ss.

(5) SCARZELLO: Museo Lapidario pag.64. Arc. XVI n. I.

(6) F. GABOTTO: in Boll. Stor. Nov. 1917 fasc. I-II pag.5 ss.

(7) M.H.P.: Cod. Dipl. Langob. Doc. II.

(8) M.H.P.: Chart. I 39 n. 23.

(9) M.H.P.: Cod. Dipl. Langob. doc. 243.

(10) BSSS: LXXVIII doc. XV.

(11) BSSS: LXXVIII doc. XXXIII.

(12) BSSS: LXXVII, II, doc. XVI.

(13) BSSS: LXXVI doc. 198 e 199.

(14) BSSS: LXXVII II, doc. XXI.

(15) Per tutto quanto esposto GABOTTO: Per la Storia Novarese nell’alto Medio Evo pag.13 ss.

(16) MANDELLI: Il Comune di Vercelli. II. 283 sS.in nota

(17) BESCAPÈ: Novaria Sacra pag.68-69 ed. Ravizza pag.86.

(18) Cfr.: «Varallo Pombia-S.Vincenzo».

(19) BSSS: LXXIX doc. CCCXX.

(20) BSSS: LXXIX doc. CCCXCIV.

(21) Cfr.: Appendice.

(22) Forse la chiesa era stata costruita dai conti di Pombia e il Pievano era stato nominato da essi od era persona ligia ai suoi antichi signori.

(23) Parrebbe che il nartece fosse aperto nella facciata(fig.170) con un arco di cui si scorge qualche traccia e che questo arco sia stato otturato durante i restauri del sec. XVIII: ma in difetto di regolari assaggi ho omesso di procedere a qualsiasi ricostruzione nel rilievo riprodotto dalla fig.167.

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