Bollettino Storico per la Provincia di Novara

L'architettura romanica nel novarese

POMBIA - San Martino        »»»

Fig.127 - Pombia - San Martino

I. - Della antica chiesa di S.Martino di Pombia si è conservata bene solo la navata di mezzo: è possibile per altro farci un’idea chiara del monumento nelle condizioni originali.

Era a tre navi di modeste dimensioni terminate probabilmente da absidi semicircolari: l’abside mediana si è conservata fino a noi, quelle laterali furono distrutte (fig.127).

Le navi sono spartite da due file di archi a sesto ribassato in numero di cinque per parte impostati su pilastri in muratura o supporti monolitici (fig.128).

Sono di questo tipo i primi quattro, attigui alla facciata: il primo a giorno è un fusto di colonna di spoglio, in pietra: il secondo pure a giorno entrando è di sezione rettangolare nella parte inferiore e circolare in quella superiore; ottenuto con materiale di spoglio, reca tracce di lettere e simboli romani: i due pilastrini a notte invece hanno sezione quadrata.

Fig. 128 - Pombia - S.Martino - Interno

Gli altri quattro pilastri sono invece in muratura: gli ultimi due attigui al presbiterio, che furono rifatti, hanno sezione rettangolare, gli altri due sono invece ottagonali, tozzi con angoli raccordati (fig.129).

L’esame accurato di questi due pilastri ottagonali mostra che in origine vi erano impostati tre archi trasversi uno per ogni navata o che era intenzione dell’architetto di costruirli.

Infatti nella parte superiore di ciascun pilastro vi è una lesena sporgente verso ogni navata, più sporgenti quelle verso la nave, meno sporgenti quelle verso le navatelle (fig.129).

Fig. 129 - Pombia - S.Martino - Interno

Non si può dire se gli archi traversi ai quali erano destinate le lesene sostenessero un diaframma di muro o se piuttosto servissero di rinforzo ad una volta (1); allo stato attuale delle cose, essendo stati distrutti o manomessi i muri delle navatelle, non è più possibile rintracciare elementi di conferma negli eventuali semi-pilastri applicati ai muri stessi e non si può quindi esprimere alcun giudizio sicuro.

Le lesene in questione sono d’altra parte interrotte dopo breve percorso cosicché pare che le volte e gli archi non siano stati in realtà costruiti e la discussione verte solo sull’intenzione primitiva dei costruttori di adottare l’arco diaframma, la volta a botte o, meno probabilmente, la crociera.

Fig. 130 - Pombia - S.Martino - Abside

La muratura è composta di ciottoli, frammenti di cotto e mattoni romani di spoglio: i paramenti sono molto rozzi con i materiali disposti irregolarmente: negli archi, eseguiti di mattoni, i giunti sono molto spessi ed ineguali: le fondazioni, riconoscibili nell’abside, erano eseguite con grossissimi ciottoli (2).

 

II. - All’esterno non vi sono, di regola, decorazioni: solo l’abside (fig.130) e la facciata hanno grossi archetti a due a due; nella facciata vi sono due coppie di archetti, nell’abside le coppie sono in numero di quattro: le mensole di sostegno del peduccio intermedio di ogni coppia sono frammenti rozzamente foggiati a piramide rovesciata.

La cornice soprastante è fatta di due mattoni in aggetto ritagliati in modo da formare piano inclinato.

L’interno della chiesa appare esso pure sprovvisto di ornamenti (fig.128).

Le quattro colonne monolitiche non hanno basi ma sono impostate su cubi di muratura: i capitelli sono blocchi di pietra rozzamente scantonati in modo da ottenere raccordo coi fusti delle colonne: hanno nello stesso tempo del pulvino trapezioidale e del capitello cubico.

L’arte del tagliapietra era conosciuta in modo assai imperfetto dagli operai che eseguirono queste colonne ed i relativi capitelli: la colonna ritagliata parzialmente dal frammento romano descritto sopra è di infelicissimo aspetto ed i capitelli pulvini sono altrettanto imperfetti e rustici.

 

III. - La chiesa di S.Martino faceva parte di un piccolo monastero che pare esistesse già ai tempi del Vescovo Novarese Oddone (1054-1077).

Ciò risulterebbe da un documento del 1112 contenente la risoluzione da parte del Vescovo Novarese Ebone di una controversia fra Uberto Abate del Monastero d’Arona ed i suoi monaci per le decime di un terreno vicino al monastero di S.Martino di Pombia che era stato acquisito fin dai tempi del Vescovo Oddone (3).

Nel 1172 troviamo nuovamente ricordato il chiostro di S.Martino di Pombia in un atto di investitura (4); nel 1246 un monaco Obrico, residente a S.Martino di Pombia, protesta, con atto 10 novembre, l’indipendenza circa questioni insorte dall’autorità della Sede Novarese (5).

Pare che S.Martino di Pombia fosse un priorato benedettino dipendente dall’Abbazia d’Arona che come si è visto, era stata fondata nella seconda metà del sec. X e i monaci ne rivendicarono sempre l’indipendenza dall’autorità della sede di Novara.

Dagli atti di visita pastorale del Vescovado Novarese risultano lunghi periodi di incuria e di abbandono che, a poco a poco, ridussero il monumento alle lamentevoli condizioni attuali.

Nel 1595 le tegole permettono stillicidii, le porte non chiudono bene e vi è una campanella in facciata in un campaniletto ad arco (campanula sub arcu); nel 1607 vi è un assito nella nave; nel 1617 nidificano gli uccelli nella chiesa; nel 1699 è caduta la campanella del campaniletto di facciata, e via via finché nel 1758 il 13 luglio la chiesa, essendo stata trovata sbarrata in occasione di visita pastorale e risultando da informazioni in stato di disordine, è soppressa dalle funzioni religiose.

Tentarono i Padri d’Arona con ricorso agro-dolce in data 30 novembre di opporsi al decreto rivendicando gli antichi privilegi, ma l’anno seguente 1759 fu attaccato alla porta il decreto e la chiesa non fu più officiata (6) .

Il monumento conserva tracce di affreschi del rinascimento ed è attualmente in condizioni più che miserabili: le due navatelle furono distrutte o manomesse, la nave fu divisa da un solaio di ferri a doppio T e la parte superiore adibita a fienile mentre quella inferiore è usata come cantina: le finestre furono alterate di forma, ed alcuni archi otturati.

La muffa e l’umidità rodono i muri venerandi, la navata è ingombrata di botti e di cataste di legna ed al posto dell’altare vi è un torchio; si offre insomma a noi uno spettacolo tale da far augurare al monumento sorte migliore per l’avvenire.

(1) Probabilmente volta a botte dato che vi è una lesena sola e non due sovrapposte come avrebbe logicamente richiesto una volta a crociera.

(2) Il terreno circostante è stato scavato per sistemazioni agricole in modo da scoprire, in parte, le fondazioni dell’abside. Durante queste opere di scavo vennero alla luce antiche tombe, costituite da mattoni romani disposti intorno alla salma. Queste tombe furono naturalmente distrutte: i laterizi romani, del solito tipo sesquipedale, si possono tuttora osservare ammucchiati vicino all’abside.

(3) ZACCARIA: Dei Santi Martiri Fedele etc. pag.127-128.

(4) ZACCARIA: Dei Santi Martiri Fedele etc. pag.132.

(5) < ZACCARIA: Dei Santi Martiri Fedele etc. pag.146-147.br /> (6)

Torna all'inizio