Bollettino Storico per la Provincia di Novara

I. - L'edificio è stato profondamente alterato dai restauri barocchi ma è possibile farci un'idea delle sue forme primitive.

Fig.172 - Dulzago - S.Giulio - Pianta

È a tre navate terminate da absidi semicircolari: la nave ha tre campate di pianta quasi quadrata (fig.172) e (fig.173) la prima è coperta da una volta a crociera cupoliforme (1), quella di mezzo da una crociera costolonata l'ultima, prima delle absidi, attualmente, da una volta gotica.

Le volte delle navatelle, nella prima e terza campata (la seconda è stata ricostruita nel periodo barocco) sono a botte e sembrano originali ma non è possibile riconoscerne l'antichità da elementi di fatto.

Fig.173 - Dulzago - S.Giulio - Interno

Le absidi sono precedute da un breve tratto di volta a botte.

Nella prima campata, fra la nave e le navatelle, vi è una colonna fra i pilastri (fig.177): quelle analoghe della seconda e terza campate devono esser state asportate (2): doveva esservi cioè sistema "alternato" di supporti.

Fig.174 - Dulzago - S Giulio - Abrioli

I pilastri hanno sezione complessa ma sono stati modificati dall'aggiunta di lesene barocche: si riconosce ancora la semicolonna verso la nave, per l'arco traverso, le due lesene diagonali che la fiancheggiano, per gli archi diagonali, le semicolonne nel senso longitudinale per gli archi fra le navate (fig.172) e (fig.173).

Non è possibile invece riconoscere gli elementi verso le navatelle e tanto meno i semipilastri appoggiati ai muri: nei pilastri della nave si scorgono tracce di spigoli che escludono la presenza di lesene diagonali e fanno pensare a membrature più semplici, ed un affresco che si addentra sotto ad una lesena barocca nel muro della navatella a giorno fa sospettare addirittura che non vi fossero semipilastri ma che il muro, data la copertura a botte delle navatelle, fosse liscio.

Fig.175 - Dulzago - S Giulio - Lato a notte




Fig.176 - Dulzago - S.Giulio - Capitelli

Negli spigoli esterni della facciata si conserva ancora un tratto di spigolo sporgente cosicché parrebbe fosse intenzione dei costruttori, almeno secondo un primitivo progetto, di fornire le volte di costole sporgenti dal muro.

La muratura è discreta in certi punti, mediocre in altri: alcuni pilastri sono eseguiti con elementi laterizi di vario spessore limati e striati: le ultime campate delle navatelle sono di mattoni disposti regolarmente in corsi orizzontali: le absidi (fig.174) ed i muri della nave al di sopra delle volte delle navatelle, per quanto se ne vede dal sottotetto, hanno paramenti di ciottoli a spina pesce recanti linee orizzontali ed oblique tracciate colla cazzuola sulla calce fresca e qualche corso di mattoni formante cintura.

Tutti questi diversi tipi di paramenti sono frutto solamente di varietà di materiali e non indicano per nulla fasi costruttive differenti.

Le volte della nave hanno pure diversità di struttura: la prima, adiacente alla facciata, è di una specie di conglomerato; la seconda è di mattoni, disposti regolarmente in corsi un po' convergenti al centro.

 

Fig.177 - Dulzago – S.Giulio - Interno

II. - La decorazione è limitata a pochi particolari: all'esterno vi sono archetti pensili in cornice continua nei muri della nave al di sopra delle navatelle (fig.175) ed archetti a coppie nelle absidi: queste coppie sono spartite da lesene nelle absidiole e da paraste a sezione semicircolare nell'abside mediana (fig.174).

Le finestre sono semplicissime a doppia strombatura.

I capitelli nell'interno, sia nei pilastri che in una colonna isolata (fig.176) sono cubici sferici di proporzioni schiacciate e sprovvisti di abaco, molto semplici il capitello dell'altra colonna isolata pare derivato dal capitello ionico con una stilizzazione geometrica ed è provvisto di appendici angolari.

 

III. - Il paese di Dulzago è ricordato fin dal sec.IX: nell'892 Liuterio Vescovo di Novara vi permuta beni con Cuniberto (3): la chiesa di Dulzago è ricordata come "Pieve" già nel 1013: tra i sottoscrittori dell'atto di tale anno, per cui il Vescovo Novarese Pietro dona il Teloneo di Galliate ed una somma in denaro alla chiesa di S. Maria per due terzi ed a quella di S. Gaudenzio per un terzo, troviamo "girardus presbiter de plebe dultiago" (4): antichissima era adunque la chiesa di Dulzago ma la nostra non può essere identificata con quella ricordata da documenti così remoti.

Infatti nella Bolla Innocenziana del 1133 in cui sono elencati i beni della Chiesa Novarese noi troviamo citate due chiese: "Plebem Dulciagi cum capellis suis, ecclesias sancti Julii novam et antiquam" (5).

Inoltre nei testimoniali del 1157 leggiamo le importanti deposizioni del prete Giovanni di Cavagliano: «De consecratione ecclesie sancti iulii de dulzaco idem dicit quod alii de aliis ecclesiis» (6) ed altrove «Ego uidi presbiterum simonem de lesia promoueri... et hoc fuit tempore richardi episcopi. Et egomet duxi penitentiales de cauallario ad suprascriptam ecclesiam. Et uidi predictum episcopum facere consacrationem in loco dulciago» (7)... .

E il prete Gualberto d'Oleggio: «Et uidi episcopum litefredum consecrare ecclesiam de dromelleto et ecclesiam de dulciaco» (8)... . La nostra chiesa non può essere identificata con quella "antiqua" (evidentemente l'antica pieve), ma piuttosto con quella "nova" della Bolla del 1133 (9): la nostra chiesa sarebbe stata costruita così intorno a tale anno (10).

Una conferma si ha nei testimoniali del 1157 che attribuiscono la consacrazione della chiesa, per disposizione dei testimoni oculari, al Vescovo Ricardo (1118-1119) in un punto ed a Litefredo (11221148) in un altro: quest'ultimo riferimento è il più verosimile (11) tanto più che Litefredo sedeva sulla cattedra di S.Gaudenzio proprio negli anni intorno al 1133.

Un fatto che probabilmente è connesso alla costruzione della nostra chiesa è la fondazione dell'attiguo monastero benedettino: ne restano ancora chiari resti un porticato e vari locali d'abitazione per i monaci nel cortile vicino alla basilica.

La notizia più antica di questo monastero giunta fino a noi, pare sia della metà del secolo XII (1145-1152) (12): la questione tuttavia non è tanto chiara come può parere; l'8 febbraio 1182, in una permuta si ricorda il "praepositus" di S.Giulio di Dulzago, Giordano, e nello stesso anno, il 10 aprile si ha un'altra permuta di Ansaldo "archipresbiter" della Pieve di Dulzago (13).

Della vita posteriore dell'Abbazia ho potuto raccogliere ben poco: verso la metà del sec. XV, fu occupata dai canonici regolari lateranensi (14) nel 1517 vi era un Prevosto ed un capitolo, per quanto risulta da una Bolla di Leone X; nel secolo XVII fu passata in commenda e visse stentatamente fino al 1801 allorquando i suoi beni furono venduti a privati (15).

L'edificio subì parecchi restauri: nel sec. XIII fu sopraelevata la terza campata della nave colla costruzione di una volta a costologia gotica: l'opera, nello stile caratteristico del tempo, è chiaramente riconoscibile anche all'esterno.

Nel periodo barocco il monumento fu profondamente trasformato: la facciata ridotta in stile barocco con lesene e frontone, l'interno mascherato da stucchi barocchi con distruzione di un tratto di volte delle navate minori e di parte dei muri della nave di mezzo per formare due cappelle al centro della chiesa: furono altresì cambiati di forma i pilastri, asportate le due colonne intermedie nella seconda e terza campata, otturate le antiche finestre, aperte nuove aperture di forma diversa e via via.

(1) Non si può escludere si tratti di una volta a crociera costolonata che sia stata privata delle nervature diagonali in epoca relativamente recente.

(2) I due archi che poggiavano su questa colonnetta intermedia nella terza campata sono stati sostituiti da un arco unico di sesto ellittico che è manifestamente eseguito «in rottura» e che sta a provare la presenza di più antiche disposizioni (certo la colonna intermedia).

(3) BSSS: LXXVIII doc. XVIII.

(4) BSSS: LXXVIII doc. CXXXVII.

(5) BSSS: LXXIX doc. CCCXX.

(6) BSSS: LXXIX doc. CCCXCIV pag.304.

(7) BSSS: LXXIX doc. CCCXCVI pag.313.

(8) BSSS: LXXIX doc. CCCXCVI pag.314.

(9) In uno scritto precedente («Nuove ricerche nell’origine nella Basilica Lombarda a volte» in «Cronache d’Arte» 1928 pag.278-279) io ho invece identificato l’edificio attuale colla «ecclesia antiqua» attribuendolo al 1060 circa ma in seguito mi sono persuaso che ciò non poteva essere: anzi tutto è difficile ammettere che una chiesa costruita sessanta o settanta anni prima potesse chiamarsi «antiqua» inoltre la nostra chiesa era quella del monastero, come è provato dai resti delle antiche costruzioni monastiche attigue alla basilica, e il monastero stesso compare nelle carte solo verso la metà del sec. XII: infine, come vedremo in seguito, una prova sicura ci è data dallo stile dell’edificio.

(10) L’espressione «nova» può applicarsi anche ad una chiesa in costruzione come è provato dai documenti del sec. XIII relativi a S.Andrea di Vercelli cfr.: (Frova): Gualae Bicherii Cardinalis Vita et gesta collecta a Philadelphe Libico pag.134 sS.docc. a, b, e, d.

(11) Si può osservare che Ricardo non è citato col nome, esplicitamente, ma solo per riferimenti (predictum) cosicché può ritenersi facile un errore od una confusione: d’altra parte è vero che l’edificio che si dice, in seguito, consacrato da Litefredo non è chiamato S.Giulio specificatamente: ma la espressione «ecclesia Dulciagi» deve riferirsi alla chiesa principale e non ad una cappella secondaria anche per analogia con quanto si legge negli stessi testimoniali a proposito di altre chiese della diocesi Novarese. È probabile così che il Vescovo che ha consacrato la nostra basilica sia stato Litefredo e se ne ha conferma dalla somiglianza di S.Giulio di Dulzago colla Cattedrale di Novara, consacrata appunto ai tempi di Litefredo.

(12) KEHR: It. Pont. VI p. II pag.74.

(13) BSSS: LXX docc. DXXV e DXXVI.

(14) PENNOTUS: Sacri ordinis canonicorum historia tripartita pag.328.

(15) BESCAPÈ: Novaria Sacra pag.60 trad. RAVIZZA pag.83.- A. LEONE: L’antica parrocchia di S.Andrea di Novara in Bollettino St. Prov. Novara 1919 pag.140-142.

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