Conservare la memoria

Le case della Novara dell’Ottocento
Novara nell'Ottocento

Mappa "Teresiana"

L’immagine della mappa di Novara alla fine del Settecento illustra chiaramente la situazione della Città, rinserrata nelle mura spagnole e separata, dall’ampio spazio degli spalti, dai vicini sobborghi di San Martino, Sant’Andrea, Sant’Agabio e Cittadella.
La città era articolata sui due assi viari del corso di Porta Torino (oggi Corso Italia) e del corso di Porta Sempione (oggi corso Cavour e Mazzini) con un centro frammentato in piccole proprietà, particolarmente in affaccio al corso Italia e nella zona commerciale dei portici e di piazza delle Erbe, dove ovviamente si concentravano le botteghe e i laboratori artigiani, mentre molto più ampie erano le porzioni di proprietà nelle altre zone occupate da case nobili e proprietà del clero.

La vastissima area attorno al duomo, fino alla piazza del castello, era occupata dalle proprietà della Curia e della Canonica. Le residenze nobiliari si concentravano prevalentemente intorno a Sant’Eufemia ed alla Basilica di San Gaudenzio. I casermaggi erano situati nell’area fra il Monserrato e Ognissanti, mentre la zona verso la Porta di Mortara e il quartiere di Santa Croce era occupata dall’Ospedale e da aree di proprietà di conventi.

dettaglio dell'area centro occidentale

Le vie cittadine erano strette e molto irregolari, con le case non allineate fra loro, in quanto la crescita della città era avvenuta, nel corso dei secoli, ricostruendo ogni volta sopra le fondazioni degli edifici preesistenti, con ampliamenti successivi, per cui si trovavano, ed ancora si trovano, edifici costruiti su basi di epoca romana, rimaneggiati e ampliati nel Medioevo, poi nel Rinascimento ed infine in epoca Barocca.
Dalla mappa appare ben evidente la capillare presenza di edifici religiosi in ogni parte della città; praticamente ogni isolato aveva una sua chiesa e interi isolati erano occupati da conventi o proprietà del clero.

A sconvolgere radicalmente la situazione furono, ad inizio Ottocento, le soppressioni napoleoniche degli enti religiosi, che fecero rientrare nel mercato immobiliare una parte assai consistente del patrimonio edilizio novarese.
Molto raramente infatti gli ex edifici religiosi vennero riutilizzati per interventi di edilizia pubblica (come accadde ad esempio per il convento di San Paolo, su cui si costruì l’Intendenza di Finanza, o per il convento della Maddalena, in cui fu creato il deposito dell’Archivio notarile); molto più di frequente le proprietà confiscate furono cedute ai privati che vi attuarono grandi speculazioni edilizie.

Altro grande elemento di cambiamento fu la trasformazione dei bastioni, non più utilizzati come forma di difesa, che, da zona riservata ai militari, divennero luogo di pubblico passaggio, con le aree parzialmente cedute ai privati, che le trasformarono in giardini aperti verso l’esterno o avviarono addizioni edilizie ai palazzi nobiliari.
Anche il sistema viario interno, con la creazione della circonvallazione sui bastioni, ebbe nuovo sviluppo, con l’apertura, verso i bastioni stessi, di numerose strade che prima erano a fondo chiuso (ad esempio via Dolores Bello) o la creazione di nuove strade (via Pier Lombardo).
La cessione ai privati dell’area degli spalti favorì, ormai verso la fine del secolo, l’urbanizzazione dell’area della cinta daziaria ricreando così il collegamento, da secoli interrotto, con i sobborghi della città.

La base delle ricerche sugli edifici novaresi è il "primo censimento dei beni di seconda stazione" che fu realizzato nel 1802, con riferimento alla mappa settecentesca, con le case individuate, per la prima volta, con un numero civico (numerazione unica, non ancora suddivisa per strade). Nel 1819 gli edifici vennero ricensiti, utilizzando i nuovi numeri civici, che resteranno in uso fino all’inizio del Novecento. [indicare il "documento" di archivio]

Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna

Le descrizioni della Novara dell’Ottocento che ci sono rimaste, in particolare quella data dal Casalis nel suo “Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna”(1), parlano di una città ricca e curata: "Bello è nell'insieme l'aspetto interno della città, siccome in ogni suo angolo più remoto civilmente fabbricata ; e vi si vedono non poche leggiadre e comode case, sontuosi palazzi e splendide botteghe gentilmente accomodate al gusto di quelle che si vedono nell'opulenta Milano.".
Novara assunse, nel corso del XIX secolo, soprattutto per merito della Commissione d’ornato, istituita dal Comune nel 1807, quella decorosa veste borghese, che tuttora in gran parte conserva.

La Commissione d’ornato, ebbe tra i componenti gli architetti Orelli e Duelli; il primo, in particolare, che fu l’architetto di fiducia del Comune, riuniva in sé una elevatissima competenza professionale e grande attenzione alla spesa pubblica.
La Commissione assunse, con il regolamento del 1833, competenze molto articolate tanto sui lavori di nuova costruzione che su quelli di ristrutturazione, comprese tinteggiature, decorazioni, aggiunta di balconi e realizzazione di gronde o altri elementi di rilevanza edilizia.
L’abbondantissima documentazione, con ampia presenza di disegni e descrizioni, è contenuta nelle cartelle del Fondo "Comune di Novara antico e moderno" ed in particolare nelle cartelle “Comune piazze e vicoli” in cui si può trovare materiale interessantissimo.

Barriera Albertina

Un primo importante intervento pubblico fu quello conseguente alla costruzione della Barriera Albertina (arch. Agnelli), realizzata abbattendo il vecchio torrione d’ingresso della Porta di Torino, presso a cui era già stato realizzato dall’Orelli, a partire dal 1817 e con termine dei lavori nel 1842, lo splendido Palazzo del Mercato dei grani, insistente su una serie di piccole proprietà private acquistate dal Comune.

dettaglio dell'area terminale di Corso di Porta Torino

La commissione d’ornato impostò un lavoro di valorizzazione dell’asse stradale dell’attuale corso Italia, allargando il primo tratto, di fronte al palazzo del mercato, ed obbligando i singoli proprietari, in occasione di lavori di ristrutturazione, a rispettare i nuovi allineamenti, rettificando l’andamento dell’arteria con parziali abbattimenti e ricostruzione delle facciate.

Progetto per l'allargamento del Corso di Porta Sempione

Identico lavoro, su scala ancora maggiore, fu poi impostato, intorno al 1856, per la direttrice corso Cavour - via Mazzini quando questa, a seguito della costruzione della Stazione ferroviaria, assunse il ruolo di principale asse cittadino.

La creazione della attuale piazza Cavour, con nuove costruzioni ed abbattimenti di facciate, fra cui quella della chiesa del Monserrato, arretrata di parecchi metri, creò una nuova prospettiva urbana, più in linea con l’aspetto di città moderna, che si voleva presentare al visitatore.
Lungo la via Cavour si allinearono soprattutto le case del ceto borghese, con la presenza di negozi e alberghi, quali quello delle Tre corone, e la costruzione di nuove facciate e di nuove case.

casa Elena

L’arch. Porzio si è particolarmente soffermata su Casa Elena, progetto del 1857 dell'arch. Paolo Gaudenzio Rivolta, rimasta pressocchè inalterata, mentre gli isolati adiacenti, da via Greppi all’Angolo delle Ore, furono stravolti dagli interventi del Ventennio fascista.

Al vaglio della commissione d’ornato passavano non soltanto le grandi ristrutturazioni, ma anche interventi di ben più modesta entità, quali l’ammodernamento di decori, l'apertura di porte o finestre verso le strade, l'inserimento di balconi o la modifica dei portoni; tutto questo ha prodotto un vasto archivio di materiale con disegni spesso di eccellente livello.

busto dell'architetto Paolo Gaudenzio Rivolta nel giardino d'accesso al cimitero

I progetti conservati permettono di individuare i nomi di progettisti quali Agnelli, Busser, Orelli, Rasario, Rosina, capomastri come Cariola e Mazzucchelli, e di decoratori su cui varrebbe la pena di approfondire gli studi.
Particolarmente nella seconda metà del XIX secolo molti palazzi vennero trasformati, adattandoli alle nuove necessità abitative, per creare spazi da affittare, sia ristrutturando la zona a rustico sia modificando parti, quali il piano superiore al piano nobile, in precedenza poco valorizzate e adibite all’uso della servitù; alle trasformazioni interne corrisponde spesso l'abbellimento esteriore, con l’inserimento di decori e balconi.

Anche sulla direttrice del corso di Porta Milano - attuale corso Cavallotti, occupata essenzialmente da case di famiglie borghesi, le case nobili erano soprattutto sull’asse della parallela via Canobio, si realizza tutto un lavoro di rettifica dell’asse viario e di abbellimento delle facciate.

casa Lualdi

Nella seconda metà del secolo fu modificata la casa di Benedetto Lualdi (oste al Giardino, omonimo, ma non parente, del più noto Eletto) proprio in fronte del ricco palazzo della famiglia Falcone, e fu realizzata la bella facciata della casa Biroli-Montalenti.

Nella zona presidiata dalla ricca borghesia, fra la via della caccia e via dell’Archivio, era posta la prima casa della ricca famiglia dei Gautieri, funzionari nizzardi, che, elevatisi di livello sociale, ebbero poi nuova e più fastosa dimora nel palazzo presso la chiesa di San Marco.

Pianta della Città di Novara - 1858

La mappa della città del 1858 evidenzia le importanti modifiche intervenute nella topografia civica, con la rettifica ormai effettuata di tutto il corso Italia, l’ampliamento di corso Cavour con l’espansione urbana verso la stazione, l’apertura di numerose strade verso i baluardi, la costruzione dell’Ospedale e quella della caserma Perrone e la sistemazione dei nuovi portici e del vescovado.

La città, a fine Ottocento, aveva ormai assunto, nell’impostazione e nel decoro generale, quell’aspetto neoclassico che ancora, in gran parte, conserva e che verrà completato negli anni seguenti. Era una città piuttosto variopinta, con facciate tinteggiate in toni pastello, di azzurro, grigio, ocra, rosa e con decorazioni messe in opera da maestranze qualificate.

decorazioni ottocentesche in piazza Santa Caterina

Particolarmente verso la fine del secolo si affermò l’uso del cotto e della finta pietra in cemento; i decori in cotto provenivano essenzialmente dalle fornaci della ditta Bottacchi, mentre nella produzione di elementi in finta pietra, balconi, decori, contorni, si affermò la ditta dei Fratelli Baldi.

Uno dei più importanti lavori dell’edilizia civile della fine dell’Ottocento, anche per la posizione dell’edificio interessato, fu la ristrutturazione della casa “del corpo di guardia”, tipica espressione dell'architettura di rappresentanza, con portici e ricche decorazioni allusive alla destinazione dell’edificio ed alla storia locale.

Palazzetto del Corpo di Guardia

Il progetto, dell’architetto Aresi, prevedeva l’estensione del decoro anche alla attigua casa di proprietà del ricco imprenditore Negri, che però volle attuare un progetto diverso sulla sua porzione.

L’ultimo importante intervento di edilizia privata della Novara ottocentesca fu l’urbanizzazione dell’area di via XX settembre, con la costruzione, intorno agli anni 1883 - 1884, di casa Maffei, poi passata in proprietà dell’avvocato Prolo, e con la costruzione della contigua casa Bottacchi, notevole anche per la bella decorazione in cotto, realizzata nelle fornaci del "padrone di casa"; entrambe, già nate come case da rendita, con ampli appartamenti da affittare al ceto alto-borghese della città, così come la contemporanea antonelliana casa De Santis, poi Bossi.

casa Bottacchi e casa Prolo-Maffei

L’area di via XX settembre, con grandi palazzi porticati in affaccio sui controviali dell'ampio percorso centrale, è l'unica zona della città in cui si è applicato il modello urbanistico torinese. Essa fu concepita come prolungamento, fuori dalle mura, dell’asse viario di corso Italia, andando a saldarsi con il sobborgo di San Martino, nel quale l’estensione di via Andrea Costa costituì l'elemento caratterizzante dello sviluppo urbano, con la costruzione di modeste, ma decorose, abitazioni di ringhiera, con negozi e locande al piano terra.
Tutte queste trasformazioni andavano a completare l’immagine neoclassica impressa alla nostra città dalle grandi opere dell’Antonelli (casa Bossi, Duomo e Cupola di san Gaudenzio), dalla costruzione del Teatro Coccia, del Teatro Sociale e del già citato Palazzo del Mercato, dando a Novara la fisionomia che oggi conosciamo.

Note

(1) Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna, Vol. XII, Torino 1843

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